A caccia di sapori,  Irlanda

La Guinness in Irlanda, un sapore unico

Quando qualcuno ci parla di Dublino la prima cosa a cui pensiamo è la Birra, o meglio alla GUINNESS.

Enea è partito dall’Italia con forti dubbi sul fatto che gli potesse piacere perché non è un grande amante delle birre stout, ovvero le birre forti caratterizzate dall’intenso sapore di orzo bruciato. Nulla di più sbagliato perché dopo il primo sorso se n’è innamorato e forse è anche grazie alla Guinness che mi ha chiesto di andare a vivere con lui proprio mentre eravamo a Dublino.

Secondo gli irlandesi, che si contendono la paternità della tecnica produttiva della birra stout con gli Inglesi, fu Arthur Guinness a sviluppare la tostatura del malto per produrre la birra. La storia narra che in seguito ad un incendio sprigionatosi nel deposito della fabbrica, per non perdere l’intero carico di malto decise di utilizzarlo ugualmente. L’esperimento fu un successo e divenne la chiave per produrre una delle più famose birre al mondo.

Cosa rende così speciale questa tipologia di birra stout?

La sua schiuma impeccabile. Questa è infatti unica nel suo genere, è molto compatta e cremosa tanto che viene paragonata a quella di un cappuccino.

La schiuma è un indicatore fondamentale della tipologia di birra e si genera nel momento in cui i gas, disciolti nel liquido in bottiglia o nel fusto perché sotto pressione, si liberano nell’ambiente ritornando al loro stato gassoso. Ovviamente ci sono differenti parametri che influenzano la sua formazione. 

Il primo è sicuramente la giusta quantità di gas disciolti. Infatti se la loro concentrazione è bassa non si svilupperà una buona schiuma per la carenza di gas che passano dalla fase liquida a quella gassosa, mentre se la loro quantità risulta essere eccessiva il processo di formazione sarà troppo veloce e il cappello di schiuma tenderà a sgonfiarsi subito dopo la sua formazione.

Il secondo parametro è la temperatura del servizio, la quale incide sulla viscosità e sulla tensione superficiale del liquido. All’aumentare della temperatura le due variabili tenderanno a diminuire dato che l’energia cinetica delle particelle del liquido aumenta e di conseguenza la loro coesione diminuisce. Il terzo parametro fondamentale che rende unica la schiuma della Guinness è l’utilizzo di una elevata e precisa percentuale di azoto che contribuisce a crearne la magica cremosità. Infatti l’azoto è molto meno solubile della classica anidride carbonica e questo fa sì che si possa aumentare la quantità di gas nel contenitore senza rendere la birra troppo frizzante. Inoltre, le bollicine di azoto hanno dimensioni più piccole delle compagne di anidride carbonica e questo particolare permette, in fase di spillatura, di ottenere la cremosità voluta.

Per favorire la formazione della schiuma nelle lattine, Guinness ha ideato un widget, cioè una piccola sfera di plastica contenente azoto pressurizzato. Questa, all’apertura della lattina, per differenza di pressione, rilascia l’azoto nella birra, permettendo di formare il cappello di schiuma in superficie.

L'arte della spillatura

Vale la pena visitare la Guinness Storehouse per apprendere l’arte della spillatura; qui vi insegneranno la giusta tecnica di versamento “in due fasi” e quando andrete in un pub a godervi la vostra Guinness non potrete più fare a meno di controllare se ve l’hanno servita nella maniera corretta.

La spillatura è fondamentale per ottenere “the perfect pint of Draught Guinness” che secondo l’azienda dovrebbe richiedere 119.53 secondi. Guinness ha promosso questa attesa con delle campagne pubblicitarie a base di slogan come “good things come to those who wait” (le cose buone le ottengono coloro che sanno attendere).

La Guinness Storehouse

Siamo rimasti molto soddisfatti dalla visita alla Guinness Storehouse. Se da fuori la fabbrica ha un aspetto austero e grigio, al suo interno sembra il paese delle meraviglie. Qui infatti è possibile scoprire la storia della birrificazione e svolgere durante il percorso una serie di diverse esperienze che, coinvolgendo tutti i sensi, sono riuscite a farci apprezzare gli aromi e i sapori delle birre prodotte a St. James’s Gate. 

Il tour si sviluppa dal basso verso l’alto e parte narrando la storia di Arthur Guinness e gli ingredienti della birra. Man mano che si sale è possibile degustare le varie tipologie di birre prodotte, imparare l’arte della spillatura e scoprire le tecniche pubblicitarie che hanno fatto conoscere il marchio nel mondo. Ma la visita non si conclude qua. Infatti in cima è possibile ammirare dal Gravity Bar le dimensioni della fabbrica e la città di Dublino dall’alto, magari sorseggiando un’ultima birra. 

Curiosità sulla Guinness

  • Arthur Guinness nel 1759 firmò un contratto d’affitto della durata di 9000 anni alla modica cifra di 45 pound all’anno, i cui termini sono validi ancora oggi. Inizialmente si trattava di un vecchio birrificio abbandonato che sorgeva nell’area di St. James’s Gate, ma nel tempo è diventata la più grande fabbrica produttrice di birre stout occupando un terreno di 4 acri.
  • Oltre alla riproduzione della firma originale di Arthur Guinness posta sul contratto di locazione, un altro elemento che caratterizza il marchio Guinness è l’arpa celtica irlandese. In particolare si tratta della raffigurazione dello strumento risalente all’epoca medioevale conservato all’interno della biblioteca storica del Trinity College.
  • Le famose campagne pubblicitarie con gli animali risalgono al 1929 e sono opera dell’artista John Gilroy. Sulle stampe comparivano gli slogan “Guinness is Good for You” e “My Goodness, My Guinness”. Il primo in particolare si riferiva alla credenza che la Guinness possedesse delle doti curative. Per questo motivo negli ospedali, fino agli anni Cinquanta, veniva data da bere alle donne dopo il parto, per sopperire alla carenza di ferro.
  • Nel 1761 Arthur Guinness sposò Olivia Whitmore con la quale ebbe 21 figli, di cui solo 10 raggiunsero l’età adulta.
  • Il titolo “Guinness World Records” prende il nome proprio dalla fabbrica Guinness, della quale nel 1951 Sir Hugh Beaver era l’amministratore delegato. A lui venne la grande idea editoriale di scrivere un libro contenente alcuni record, argomenti che aprivano molte discussioni soprattutto all’interno dei pub. Nacque così il primo libro “The Guinness Book of Records” nel1955.
  • Si dice che ogni weekend nei pub di Dublino vengano spillate 9.800 pinte all’ora!  
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Un commento

  • Giusy Lencia

    È stato come aver visitato realmente la Guinness storehouse, grazie ragazzi . Prossima volta che torno in Irlanda ci vado davvero 👍 . Goog job 👌

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