Abbazia di San Galgano
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Alla ricerca della vera Spada nella Roccia

Come tutti i bambini, da piccola ero affascinata dalla leggenda della spada nella roccia. È stata un’incredibile sorpresa per me scoprire l’esistenza di un luogo in cui poterne ammirare una vera, a due passi dalla casa dei miei nonni. Ho quindi voluto portare Enea in questo posto magico sperando che si entusiasmasse anche lui come me da bambina.

L’Abbazia di San Galgano

Tra le Colline Metallifere, a 30 km da Siena, si trovano l’eremo di Montesiepi e l’Abbazia di San Galgano. Passeggiando attraverso il viale di cipressi vicino al parcheggio, si vede già in lontananza una chiesa gotica priva di tetto.

Questa abbazia cistercense fu edificata nel 1218, ma dopo la carestia del 1329 e la peste del 1348 venne abbandonata. I monaci, infatti, decisero di trasferire la comunità a Siena e la chiesa cadde gradualmente in rovina. Pare che nel 1503 sia stata affidata ad alcuni abati commendatari che finirono per rimuovere la copertura dell’edificio per ricavarne piombo da vendere. Sicuramente negli anni successivi la struttura subì un enorme degrado. Nel Settecento crollarono anche le volte e, colpito da un fulmine, il campanile. Negli anni seguenti la chiesa fu trasformata in una fonderia e venne sconsacrata.

Solo nell’Ottocento riprese l’interesse verso il monastero e nel secolo successivo si realizzò il restauro con metodo conservativo. Quest’ultimo consisteva nel consolidare i resti dell’abbazia, senza ricostruirne le parti perdute. Per questo ancora oggi la chiesa risulta priva di copertura.

La storia di San Galgano

Un breve sentiero porta all’Eremo di Montesiepi, dove è conservata la celebre spada nella roccia di San Galgano. Ma chi era questo santo?

Galgano Guidotti nacque nel 1148 a Chiusdino. Come molti giovani di quell’epoca, divenne un autoritario e arrogante cavaliere. Con il passare degli anni, tuttavia, decise di dire addio alla sua vita di lussuria e violenza e si ritirò sulla collina di Montesiepi. Qui Galgano condusse una vita di isolamento e penitenza, alla ricerca di Dio e della pace in un periodo storico fortemente turbolento.

Per simboleggiare il suo abbandono verso ogni forma di violenza, nel 1180 conficcò la sua spada in una roccia che spuntava dal terreno. La spada divenne a tutti gli effetti una croce davanti alla quale pregare. Proprio appoggiato a questa “croce” morì nel 1181 e nel 1185 fu proclamato Santo da Papa Lucio III.

Si dice che la Rotonda di Montesiepi fu costruita subito dopo la morte del santo, sopra l’antica capanna dove Galgano Guidotti visse l’ultimo anno della sua vita.

L’Eremo di Montesiepi

Il piccolo complesso è formato da una chiesa a pianta circolare, una cappella abbellita dagli affreschi di Lorenzetti e il pronao di ingresso. Alzando gli occhi notiamo una bellissima cupola semisferica, realizzata con file di pietre bianche alternate a mattoni rossi.

Dall’esterno, la forma della Rotonda ricorda una coppa rovesciata. Una leggenda narra, infatti, che proprio qui, nei sotterranei, fu nascosto il Sacro Graal, sotto la protezione di San Galgano.

La spada si trova all’interno dell’Eremo, al centro della Rotonda, protetta da una cupola in plexiglass. Ma se la leggenda è vera, questo oggetto non ha un gran bisogno di essere custodito. Infatti, si narra che approfittando di un’assenza di Galgano, tre ladri tentarono di sottrarre la spada nella roccia. I tre invidiosi furono crudelmente puniti: uno colpito da un fulmine, il secondo annegato in un fiume, il terzo attaccato dai lupi che gli dilaniarono le braccia. Gli avambracci del ladro, conosciuti come “arti degli invidiosi”, sono oggi conservati dentro una teca nella cappella.

Eremo di Montesiepi

La Spada nella Roccia: storia o leggenda?

A giudicare dalla parte visibile dalla roccia, stilisticamente l’arma sembra un’autentica spada cruciforme medievale. Ma ovviamente esistono numerose tesi al riguardo: alcuni scettici sospettano che risalga ad un’epoca più recente, altri ritengono che si tratti di un’illusione ottica e che il resto della lama non sia conficcato nella roccia.

Il mistero dietro questa leggenda è arrivato ad affascinare anche il mondo scientifico. Il Dipartimento di Geologia, Paleontologia e Geofisica dell’Università di Padova ha cercato di studiare l’autenticità della spada nella roccia. Attraverso un georadar, un’equipe di archeologi ha confermato la presenza della lama all’interno del masso, anche se non ha individuato nessun passaggio sotterraneo segreto.

L’Unità della Mano e della Microchirurgia del Policlinico di Modena ha invece concentrato i suoi studi sui cosiddetti “arti degli invidiosi”. Gli avambracci sono databili al carbonio 14 tra il 1100 e il 1200, ma le misurazioni ossee attribuiscono gli arti ad un individuo maschile alto circa 173 cm. Si tratta di un’altezza decisamente inusuale per l’epoca, se non nelle popolazioni nordiche.

Se siete interessati, cliccando qui troverete maggiori dettagli sugli studi effettuati negli anni sulla spada di San Galgano.

Comunque siano andati gli eventi, al di là dell’autenticità o meno della leggenda, lo spettacolo di questo complesso è decisamente suggestivo e meritevole di una visita.

Chiusdino

Incuriositi dalla figura di San Galgano, ci siamo diretti verso il borgo di Chiusdino, dove si trova la sua casa natale. È molto piacevole passeggiare tra i vicoli del paese, che sembrano riportarci all’epoca medievale in cui visse il nostro cavaliere pentito.

In questo piccolo borgo è possibile visitare il Museo Civico e Diocesano d’Arte Sacra di San Galgano, inaugurato nel 2015.

Il percorso museale si snoda su più sale distribuite su diversi piani, sviluppando la storia del santo, la devozione nei suoi confronti e la diffusione della leggenda sul territorio. Pare che sia stata d’ispirazione per il ciclo bretone di Re Artù e per la storia della Spada nella Roccia più famosa, Excalibur. Inoltre, viene raccontata la storia della costruzione dell’Abbazia e del suo lento degrado.

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