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Curiosità,  Italia

15 curiosità su Firenze

Firenze è una delle città d’arte più belle e visitate d’Italia e ogni anno attira circa una ventina di milioni di turisti da tutto il mondo. Tuttavia la maggior parte di loro si ferma ad osservare le bellezze che offre il capoluogo toscano senza conoscere alcune curiosità che si celano dietro i monumenti più noti. In questo articolo abbiamo scelto alcuni aneddoti che ci hanno colpito particolarmente.

1 - Numerazione delle strade

Siete finalmente arrivati a Firenze e state cercando il vostro albergo per lasciare le valigie prima di iniziare a esplorare la città. Percorrendo la via alla ricerca del numero civico esatto potreste notare che la numerazione è sbagliata. Potrebbe capitare che nella stessa via abbiate visto due numeri uguali su due edifici diversi oppure che la numerazione di alcune case non segua l’ordine corretto. Niente panico, è tutto normale. Forse non vi siete resi conto che ci sono numeri di due colori differenti: rossi e blu. Infatti i numeri rossi vengono assegnati alle attività commerciali mentre quelli blu agli edifici residenziali.

Un’altra particolarità è che la numerazione anziché partire dal centro della città segue il corso del fiume Arno. Le strade parallele al fiume avranno una numerazione che inizia da monte e finisce a valle, mentre in quelle perpendicolari la numerazione inizierà a partire dal fiume, sia che vi troviate sul versante sinistro sia sulla parte destra.

2 - La Berta

Sul lato della chiesa di Santa Maria Maggiore su Via de’ Cerretani, alzando lo sguardo verso l’alto e aguzzando la vista è possibile vedere la testa bianca di una statua. Come sia finita lassù è ancora un mistero, ma tutti i fiorentini la conoscono come “la Berta” e raccontano molte storie su di lei.

Nel 1327, in seguito ad una condanna al rogo per stregoneria, l’astrologo Francesco Stabili, noto come Cecco D’Ascoli, passò proprio da Via de’ Cerretani nel suo cammino verso l’esecuzione. Assetato, si rivolse ai passanti per avere un bicchiere d’acqua. La signora Berta (o secondo un’altra variante, un sacerdote), affacciandosi da una finestra urlò di non dargli da bere, per impedire all’uomo di salvarsi dalle fiamme. Cecco, profondamente adirato, la fulminò con lo sguardo lanciandole una maledizione: “E tu di lì il capo non caverai mai!”.

Un’altra storia vuole, invece, che la testa sia il ritratto di una contadina che ogni mattina si recava vicino alla chiesa per allestire il suo banco delle verdure proprio in quell’angolo.  Un giorno decise di regalare alla città una campana che avvisasse i contadini dell’apertura e chiusura delle porte delle mura cittadine. Perciò i fiorentini inserirono un busto di marmo in suo onore per ringraziarla.

È più probabile che si tratti di uno dei resti delle numerose statue romane che nel Medioevo furono utilizzate per abbellire i palazzi della città che ancora oggi si possono osservare sulle facciate.

la berta

3 - La pietra sbagliata di Palazzo Pitti

A chi è affetto da un disturbo ossessivo compulsivo da ordine e simmetria, sconsigliamo di recarsi a Palazzo Pitti. Questo palazzo, costruito da una famiglia di mercanti fiorentini molto potente per mostrare la propria superiorità nei confronti dei Medici, nasconde una curiosa anomalia. L’enorme facciata del palazzo è, infatti, composta dal tipico bugnato, il mosaico di blocchi di pietra molto di moda nella Firenze rinascimentale.

Luca Pitti, però, decise di posizionare in mezzo agli altri blocchi lunghi circa 30 centimetri, un enorme blocco lungo 10 metri. L’impiego di questa pietra non ha alcuna ragione estetica o strutturale. La pietra, visibile da lontano, doveva simboleggiare proprio lui, grandioso e potente, in mezzo ai suoi nemici, invidiosi e insignificanti.

Purtroppo, il mecenate non riuscì a vedere il risultato finale perché morì prima che l’edificio fosse terminato. Oltre al danno, la beffa: gli eredi, a causa di numerosi debiti, furono costretti a venderlo e nel 1549 fu acquistato proprio dalla famiglia Medici.

palazzo pitti

4 - Il Toro cornuto sul Duomo

Osservando con attenzione la parete del Duomo dal lato della biglietteria, potreste scorgere un doccione su cui è scolpito un toro. Ci sono molte interpretazioni sulla sua presenza. Qualcuno crede che sia un omaggio alla forza motore dei carri che portavano materiale al cantiere della Cattedrale. Probabilmente potrebbe essere stato posizionato lì in veste apotropaica oppure potrebbe trattarsi di un pezzo di riuso, ma esiste anche una storia più curiosa al riguardo.

Nei dintorni del cantiere del Duomo abitava una bella signora, moglie di un sarto e amante di uno scalpellino. Quest’ultimo ebbe l’occasione di scolpire un doccione della Cattedrale rivolto proprio verso la casa della donna. Per deridere il povero marito scelse quindi di posizionarvi proprio un toro, per avvertirlo pubblicamente delle corna!

5 - L’orologio che gira al contrario

Nella controfacciata del Duomo, si vede un grande orologio dipinto da Paolo Uccello. Questo orologio all’interno dell’affresco funziona grazie ad un meccanismo posto dietro il muro ma con una particolarità: gira al contrario.

Uccello si sarebbe ispirato al funzionamento delle meridiane verticali: il tempo viene segnato con la proiezione dell’ombra su un quadrante, in senso antiorario.

Come se non bastasse, avrete l’impressione di leggere l’ora sbagliata in quanto le ore sono contate seguendo il calendario liturgico. Per capirne la logica, occorre considerare che secondo tale calendario il giorno parte al tramonto e non alla mezzanotte. Quindi ad esempio se la lancetta segna “III” non significa che sono le 3 del mattino ma che siamo nella terza ora dopo il tramonto. Naturalmente, l’ora del tramonto cambia a seconda delle stagioni quindi l’orologio ha la necessità di essere sempre aggiornato.

orologio del Duomo di Firenze

6 - Espressione “Bischero”

Il termine “bischero” è un vocabolo molto utilizzato a Firenze per indicare una persona ingenua che invece si crede furba. Pochi sanno che questo appellativo trae origine dal cognome di una antica famiglia il cui nome compare già in alcuni documenti del XII secolo.

I Bischeri erano infatti una famiglia di mercanti fiorentini ricchi e potenti che possedeva numerose case nel quartiere ora conosciuto come Canto dei Bischeri (in fiorentino “canto” significa angolo).

Nel 1293, il Comune iniziò ad acquistare alcuni terreni nei pressi della chiesa di Santa Reparata al fine di costruire sulle sue fondamenta la cattedrale di Santa Maria del Fiore.

I Bischeri, proprietari di un terreno, ricevettero un’offerta ma la rifiutarono sperando di incrementarne il valore. Portarono avanti la trattativa per anni, finché il Comune, spazientito, non espropriò il terreno.

I Bischeri persero così il loro prestigio e finirono sul lastrico. Da quel momento il termine bischero viene utilizzato come sinonimo di fesso.

Dopo il loro fallimento la famiglia fu costretta a spostarsi da Firenze; si trasferirono prima nella zona del modenese e successivamente in Francia. Qui riuscirono a ripristinare la loro ricchezza e tornarono a Firenze sotto false spoglie. Infatti, mutarono il loro cognome in Guadagni, in quanto il nome Bischeri aveva assunto una connotazione negativa. Per dimostrare il loro prestigio costruirono in piazza Santo Spirito il palazzo Guadagni, presente ancora oggi.

Si può proprio dire che fecero la figura dei “Bischeri”.

7 - Espressione “a ufo”

Un’altra espressione fiorentina molto usata è “a ufo”, che significa “gratuitamente, senza pagare”. Era sicuramente utilizzata e diffusa già nel Seicento. Infatti, compare in alcuni testi come Pinocchio (“Pazienza! Per questa volta abbiamo fatto il viaggio a ufo”) e nei Promessi Sposi (“Agnese e Perpetua, per non mangiare il pane a ufo, avevan voluto essere impiegate ne’ servizi che richiedeva una così grande ospitalità”).

Pare che questo modo di dire sia nato proprio a Firenze, all’epoca della costruzione del Duomo. In particolare, deriva da una sigla che veniva posta sui materiali destinati alla costruzione della Cattedrale per esonerarli da ogni dazio. “A.U.F.O.” era infatti un acronimo per “Ad Usum Florentinae Operae”, cioè “per la costruzione delle opere fiorentine”.

8 - Il Ponte a Santa Trinita (con l’accento sulla prima “i”)

Costruito nel 1567 da Bartolomeo Ammannati su disegno di Michelangelo, il Ponte a Santa Trinita è abbellito da alcune statue di cui è opportuno conoscere il significato. Ad ogni angolo sono rappresentate le quattro stagioni, insieme a vari cartigli raffiguranti il capricorno (Cosimo aveva preso potere a gennaio, nel segno del capricorno). Al centro invece, su entrambi i lati, sono presenti due grandi teste d’ariete. L’animale, simbolo di forza e di guerra, protegge dalle straripazioni dell’Arno, da un lato, e dall’acerrima nemica Pisa, dall’altro.

Forse non tutti sanno che il ponte che oggi possiamo ammirare non è quello originale. Dopo la sua distruzione durante la Seconda Guerra Mondiale, è stato infatti ricostruito nel 1958. Per realizzare una riproduzione il più fedele possibile, è stato intrapreso un accurato studio dei dettagli della struttura dell’Ammannati.

9 - Le buchette del vino

Passeggiando per il centro storico, vi capiterà certamente di imbattervi in minuscole porticine sospese su alcuni muri a lato dei portoni. Sono quasi sempre chiuse, a volte addirittura murate. Ma che cosa sono? Si tratta di Buchette del vino, utilizzate nel Cinquecento dai signori fiorentini per vendere il proprio vino ai passanti che bussavano a queste porticine. Numerose famiglie benestanti possedevano infatti dei poderi non lontano dalla città e questa attività permetteva loro di ricevere dei guadagni esentasse.

La particolarità di queste finestrelle è che sono ciascuna diversa dall’altra, perciò potrete divertirvi a cercarle in giro per la città. Quella nella foto si trova a Palazzo Antinori e la scritta scolpita sulla base non lascia spazio ad interpretazioni sulla sua funzione: “VINO”.

vino

10 - Il Sasso di Dante

Nella piazza del Duomo, tra due negozi, è presente una lastra di marmo con la scritta “Sasso di Dante”. Esplorando meglio la zona, però, si trova un’altra sorpresa. Alla destra dell’abside del Duomo, precisamente in Piazza delle Pallottole, ai piedi del portone di un palazzo si trova un grosso masso. Può sembrare finito lì per caso, ma una targhetta lo identifica come “i’vero Sasso di Dante”. Cosa rappresenta questo sasso?

Una storia popolare racconta che in quel luogo Dante era solito starsene seduto su un sasso ad osservare i lavori di costruzione della Cattedrale, come un moderno Umarell. Un giorno, un passante gli chiese “Oh Dante, icchè ti piace di più da mangiare?” – “l’ovo” – rispose Dante. L’anno successivo, lo stesso passante ripassò dallo stesso punto e stavolta gli domandò “co’ icchè?” – “co i’ sale!” rispose prontamente il poeta, famoso per la sua notevole memoria.

11 - Le api di Ferdinando I

Al centro della Piazza Santissima Annunziata sorge la statua di Ferdinando I a cavallo, opera ultima del Giambologna portata a termine dal suo allievo Pietro Tacca nel 1608. Osservando da vicino la statua, nella parte posteriore, è possibile osservare un dettaglio curioso.

Ferdinando I, arciduca di Toscana, fece aggiungere sul basamento una placca di bronzo, che raffigura un’ape regina circondata da api operaie. Al di sopra del disegno circolare, si legge la scritta “MAIESTATE TANTUM”. Chiaramente, l’ape regina rappresenta la Maestà e le operaie la sua Corte.

Per i fiorentini questo è un tradizionale rompicapo: pare, infatti, che sia impossibile contare il numero esatto delle api presenti nella placca senza toccarle con le dita. Nel vostro viaggio a Firenze provate anche voi a contarle: scommettiamo che otterrete un numero diverso ad ogni tentativo?

12 - La Chiesa-Granaio di Orsanmichele

Definita dallo storico Piero Bargellini “il monumento più fiorentino di Firenze”, la Chiesa di Orsanmichele è un edificio molto particolare. Si tratta di un antico granaio riconvertito in chiesa. La struttura ospitava infatti la Loggia del grano dove era allestito il mercato delle granaglie. Due delle colonne erano vuote ed utilizzate per lo spostamento del grano tra i vari piani dell’edificio.

Ma perché si decise di trasformare un mercato in una chiesa? L’immagine della “Madonna delle Grazie”, dipinta da Bernardo Daddi su una delle colonne della loggia, attirava molti pellegrini, soprattutto durante la peste del 1348. Il sempre più elevato numero di fedeli che si presentavano in questo luogo per pregare portò alla decisione di spostare altrove il mercato e di trasformare l’edificio in un luogo di culto.

13 - I dettagli sulla facciata di Santa Maria Novella

La basilica di Santa Maria Novella è una delle chiese più importanti di Firenze. Punto di riferimento dell’ordine dei Domenicani, questa basilica è stata restaurata in più occasioni nel corso dei secoli a partire dal 1242.

Intorno alla metà del 1400 Giovanni di Paolo Rucellai commissionò all’architetto di fiducia Leon Battista Alberti il completamento della facciata marmorea.

La facciata di Santa Maria Novella è sicuramente una delle opere più importanti del Rinascimento fiorentino, con un’ornamentazione di marmo bianco e serpentino che ricorda molto il Battistero di San Giovanni.

Osservando attentamente si possono notare diversi richiami alla famiglia Rucellai. Sull’architrave superiore si può leggere un’iscrizione che omaggia il mecenate e l’anno di completamento 1470: IOHA(N) NES ORICELLARIUS PAV(LI) F(ILIUS) AN(NO) SAL(VTIS) MCCCCLXX, ovvero “Giovanni Rucellai, figlio di Paolo, anno 1470”. 

Inoltre, esaminando con attenzione si può notare un elegante fregio marmoreo orizzontale sul quale sono visibili delle navi con le vele spiegate. Si tratta dello stesso simbolo presente sulla facciata del palazzo Rucellai, ovvero lo stemma araldico di questa famiglia di mercanti. La nave con le vele spiegate simboleggia le imprese per mare e come sono riusciti a costruirsi la loro fortuna, ma è anche sinonimo di buon auspicio. Infatti per esprimere il concetto di fortuna e di buona sorte spesso viene utilizzato l’espressione proverbiale “viaggiare con il vento in poppa”. Nel simbolo della famiglia Rucellai questo concetto è sicuramente ben rappresentato.

14 - La fontana del porcellino

A margine della Loggia del Mercato Nuovo è seduto un cinghiale in bronzo dalla cui bocca sgorga un rivolo di acqua. Fu Cosimo II de’ Medici che commissionò questa copia in bronzo dell’originale marmoreo presente nel museo degli Uffizi.

Si dice che la statua porti fortuna, ma non pensate che basti toccare il muso dell’animale per avere la dea bendata dalla vostra parte! Secondo la superstizione bisogna mettere una monetina nella bocca dell’animale e se scivolando cade dentro la grata ogni desiderio si esaudirà.

Hans Christian Andersen si è ispirato a questa fontana per scrivere la storia sul porcellino e l’ha descritta con queste parole: “Nella città di Firenze sta un porcellino di bronzo di bella fattura. Fresca e limpida acqua scorre dalla bocca di quell’animale, che a causa dell’età è tutto verde scuro. Solo il grugno brilla, come fosse stato tirato a lucido”.

Oggi tutti fanno la fila per accarezzare il muso splendente del cinghiale sperando di ricevere in cambio un po’ di fortuna. Se non ci credete potete pur sempre scattare una foto a questa statua di pregevole fattura e andare a gustarvi un panino con la porchetta alla antica porchetteria Granieri 1916 all’angolo con via porta rossa, ne vale assolutamente la pena!

15 - Il Ponte Vecchio come non l’abbiamo mai conosciuto

Una delle attrazioni più famose di Firenze è il Ponte Vecchio, visitato ogni anno da milioni di turisti provenienti da tutto il mondo. Su questo ponte, completato già nel 1345, Cosimo I de’ Medici fece costruire da Vasari nel 1565 un percorso coperto in occasione del matrimonio del figlio. Lo scopo del Corridoio Vasariano era quello di unire la residenza dei Medici in Palazzo Pitti alla sede del Governo in Palazzo Vecchio. In soli cinque mesi è stata costruita un’opera architettonica unica nel suo genere.

Oggi sul ponte ci sono una serie di negozi di gioielli, uno vicino all’altro, ma non sempre è stato così. Fino alla costruzione del Corridoio Vasariano infatti queste botteghe erano assegnate a macellai, pescivendoli e verdurai che buttavano i loro rifiuti direttamente nell’Arno attraverso dei canali di scolo ancora visibili passando sotto il ponte.

Dato questo sofisticato metodo di smaltimento rifiuti maleodoranti, Cosimo I de’ Medici fece sgomberare le botteghe per far posto ai gioiellieri, lavoro sicuramente più profumato e affine ai gusti dei nobili.

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